Trentasette anni fa…

McLean, VA, January 7, 2017

Grazie al giornalista siciliano Davide Camarrone troviamo oggi, tramite la sua pagina Facebook, un interessante post di un anno fa.
Saremo mai un Paese libero da condizionamenti, anche storicamente comprensibili e forse, fino a un certo punto, giustificabili?

Saremo in grado di guardare in faccia la verità senza arrossirne e temere le sue conseguenze?

Buon anno a tutti gli amici italiani!

–GS


C’è un delitto ancora irrisolto. Quello del Presidente della Regione Piersanti Mattarella, avvenuto esattamente 36 anni fa.
Irma Chiazzese, vedova del leader moroteo in Sicilia, ucciso in via Libertà, a Palermo, il 6 gennaio del 1980, riconosce subito nel volto di Giusva Fioravanti quello dell’assassino del marito. Fioravanti è un terrorista dei Nar, un gruppo neofascista, riconosciuto colpevole della strage di Bologna e di numerosi altri delitti: tra gli altri, quello di Francesco Mangiameli, altro neofascista, dirigente di Terza Posizione a Palermo.
Al processo di Palermo sui delitti politici (Reina, Mattarella, La Torre e Di Salvo), l’accusa, rappresentata da Giovanni Falcone, sosterrà la colpevolezza di Fioravanti per quel che riguardava Mattarella.
In appello, nel 1995, la Corte d’Assise, nonostante le richieste della Procura generale e le testimonianze a carico (di Irma Mattarella Chiazzese, di Cristiano Fioravanti, fratello di Giusva e anch’egli terrorista dei Nar, nonché del neofascista Angelo Izzo), preferirà imputare gli omicidi alla sola Cupola di Cosa Nostra: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.
Oggi, nel giorno del 36esimo anniversario dell’assassinio, l’avvocato di parte civile della famiglia Mattarella, Francesco Crescimanno, su Repubblica torna a parlare di Fioravanti e dunque della pista neofascista. Parla di depistaggi e di “un coacervo di interessi, fra mafia e ambienti della destra eversiva”.
Ma qual era il possibile movente di quell’omicidio politico, e non meramente mafioso? Qual era il contesto? Quali, le ragioni possibili?
Ci sono due date importanti, che occorre considerare.
16 marzo 1978. Giorno del rapimento di Aldo Moro, da parte delle BR, e del primo dibattito sulla fiducia al governo Andreotti quater.
15 febbraio 1980. Giorno d’inizio del XIV congresso DC, che porterà al c.d. preambolo, il documento proposto da Arnaldo Forlani che sancirà la fine del compromesso storico con il PCI e a marzo di quell’anno porterà al governo Francesco Cossiga, del quale sono note le frequentazioni e la fedeltà atlantista.
Di Andreotti, occorre solo ricordare il riconoscimento processuale dei suoi rapporti con Cosa Nostra (reato dichiarato prescritto in un processo).
E sarebbe opportuno pure riflettere sulla presenza neofascista in Sicilia, su Gladio e Stay Behind (e il no ai missili Nato e alla Sicilia portaerei furono probabilmente le vere ragioni dell’assassinio di Pio La Torre).
Sarebbe opportuno rileggere tanti omicidi e tante stragi: dalla morte di Giovanni Spampinato, il giornalista de L’Ora ucciso a Ragusa nel 1972, alla strage di Alcamo Marina nel 1976, sono innumerevoli le tracce della presenza neofascista e della sua penetrazione nei corpi dello Stato. E in anni più recenti, altri omicidi ricondurranno a Gladio e Stay Behind.
Del Caso Moro si è scritto più che del Caso Dreyfuss, e Sciascia, autore dell’Affaire Moro, individuò nella rapida individuazione di una pista mafiosa una “confortevole ipotesi”.
Il 7 gennaio del 1980, il Corriere della Sera pubblicò una dichiarazione rilasciata poche ore dopo l’omicidio dallo scrittore siciliano: “Io sono stato tra i pochissimi a credere che Michele Reina, segretario provinciale della DC, fosse stato assassinato dai terroristi. Terroristi magari “sui generis”, come qui ogni cosa; ma terroristi. Può darsi abbia allora sbagliato, ma non credo fossero assolutamente nel giusto coloro che invece erano sicuri che Reina fosse stato ucciso dalla Mafia. Oggi, di fronte all’assassinio del presidente della Regione, Mattarella, quella mia ipotesi, che quasi mi ero convinto ad abbandonare, mi pare torni ad essere valida. Non mi pare insomma di trovarmi di fronte ad un delitto di Mafia, anche se nessun dato di fatto possa in questo momento appoggiare la mia impressione. Non sono, d’altra parte, d’accordo con coloro che lo vedono come un delitto terroristico a partecipazione mafiosa. O è mafia, o è terrorismo. O mafia camuffata da terrorismo o terrorismo che, inevitabilmente o confortevolmente, ci si ostina a vedere come mafia”.
Era tutto lì. Mattarella, uomo onesto e coraggioso, potrebbe esser stato ucciso, a mio parere, per chiudere un ciclo politico malvisto Oltreoceano (ricordate il duro confronto Kissinger Moro?) e osteggiato in Italia da numerosi poteri forti.
Cosa Nostra è sempre stata un’agenzia criminale al servizio del potere: al pari di altre, al pari di numerose organizzazioni terroristiche, sempre infiltrate.
La tesi accusatoria di Giovanni Falcone meriterebbe di esser ripercorsa: 36 anni di depistaggi meritano una reazione, o meglio: un’azione giudiziaria degna di un Paese libero.

Davide Camarrone