La Storia siamo noi?

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro? Oppure sulla menzogna? Secondo Leonardo Sciascia, grande scrittore siciliano, l’inizio delle vicende “torbide” che hanno scandito la storia della Repubblica deve farsi risalire a Portella della Ginestra, al massacro dei contadini e delle famiglie riunite in quel Primo Maggio 1947 a Piana degli Albanesi, vicino a Palermo. E alla successiva fase di repressione del banditismo in Sicilia, culminata con l’uccisione di Salvatore Giuliano.

La menzogna, il depistaggio, l’intossicazione delle fonti di informazione, la costruzione di scenari alternativi e di contesti attenuatori sono stati però delle costanti in ogni occasione in cui, per fatti di sangue o malversazioni, l’opinione pubblica avrebbe potuto, se non capire, intuire ciò che di volta in volta veniva proposto come chiave interpretativa o come verità giudiziaria. Tecniche di disorientamento dell’opinione pubblica e di depistaggio delle indagini,  consuete e consolidate dal crepuscolo del regime fascista, nella tragedia dell’occupazione e della guerra civile, nella strategia della tensione degli anni ’60 e ’70, fino alle ultime propaggini del terrorismo brigatista che si saldano a quelle dello “stragismo mafioso”.

Fatti lontani e più recenti, collegati da un lungo filo rosso che arriva ai nostri giorni attraverso dolorosi percorsi.

Non si può capire chi siamo se non non conosciamo da dove veniamo: scriviamo di questi fatti “a futura memoria”, chiedendoci sempre, come il Maestro di Racalmuto, semmai la memoria ne abbia uno, di futuro.

Giorgio Siepe