11.05.1987 – Dichiarazioni al G.I. di Palermo

AL G.I. DI PALERMO L’11.5.1987 (Fot. 750288 Vol. XXXIX)

“Dopo lungo travaglio, ho deciso di confermare quanto ho riferito sull’omicidio MATTARELLA, per averlo appreso da mio fratello Valerio.

E’ una imprescindibile esigenza di verità sapere chi è realmente mio fratello e non posso, in nome di un malinteso affetto, negare quanto in effetti è accaduto.

In sostanza, non posso negare la realtà storica di fatti che sono accaduti, come le confidenze fattemi da mio fratello Valerio sul suo coinvolgimento nell’omicidio MATTARELLA.

Ci sono diversi punti oscuri nelle sue azioni che finora non sono riuscito a comprendere; lo stesso barbaro omicidio di MANGIAMELI e l’accanimento di mio fratello nel proposito di eliminare la moglie e la figlia del predetto, sono tuttora, a mio avviso, inspiegabili sulla base delle ideologie politiche che assume di professare.

E c’è da dire che Valerio ha confermato anche in Corte di Assise questi suoi propositi.

Altri episodi mi sembrano difficilmente spiegabili, alla luce dello spontaneismo armato di cui egli è esponente di rilievo.

L’omicidio LEANDRI, avvenuto nel dicembre 1979, ha infatti una causale molto strana.

LEANDRI è stato ucciso per errore di persona e, al suo posto, avrebbe dovuto essere ucciso l’avv. ARCANGELI, ritenuto responsabile di avere fatto arrestare CONCUTELLI e di essere un uomo che lavorava per i Servizi Segreti.

Altro fatto singolare è la mancata individuazione della finanziaria in danno della quale io avrei dovuto, insieme con CAVALLINI, mio fratello, Francesca MAMBRO, Giorgio VALE, Luca CERIZZO ed altro soprannominato «il paglia», compiere una rapina il 5.2.1981 a Milano, oppure il giorno dopo.
Andai a Milano esclusivamente per partecipare a questa rapina, che doveva essere compiuta immediatamente; il che significa che i sopralluoghi erano già stati fatti ed il piano già predisposto.

Mi era stato, detto, fra l’altro, dai miei correi (non ricordo da chi) che la finanziaria era ubicata a circa cento metri dalla Questura.

Senonché, come ho detto più volte, quella mattina CAVALLINI mi avvertì che un tale di Padova, di cui adesso non ricordo il nome, aveva buttato in un canalone le armi, per cui fu necessario acquistare le attrezzature di subacqueo per tentare il recupero.

Poi, com’è noto, il Valerio, nel tentativo di recupero (io materialmente ero in acqua) ebbe una sparatoria coi CC. e fu ferito ed arrestato.

Faccio presente, nel riportarmi a quanto ho già detto su tale episodio, che con me, quando sono arrivato a Milano ed anche a Padova nei pressi del canalone, vi era anche Gabriele DE FRANCISCI, che riuscì ad eclissarsi, a bordo di una seconda vettura da lui guidata.

La mancata individuazione della finanziaria mi sembra molto sospetta, se si considera che mio fratello ha ammesso tutto; e lo stesso dicasi per CAVALLINI e la MAMBRO.

La cosa mi sembra molto sospetta avendo appreso da Roberto FRIGATO che la finanziaria si occupava di riciclaggio di danaro sporco e che egli era d’accordo con un impiegato o meglio con un azionista della società che avrebbe dovuto comunicare il giorno in cui presso l’Agenzia  vi sarebbe stato il danaro.

L’azionista intendeva, in siffatta maniera, dare un serio colpo alla finanziaria per acquistare le azioni degli altri a prezzo vile, con la sua quota di bottino proveniente dalla rapina.

A D.R. Non mi risulta che mio fratello abbia mai avuto rapporti con Roberto FIORE e con ADINOLFI; egli aveva ottimi rapporti, ma solo fino al 1979, con Giuseppe DI MITRI.

Mi sembra poco plausibile, pertanto, che sia stato il FIORE a presentare MANGIAMELI a mio fratello.

E’ più probabile, alla luce di quanto io so, che sia stato Giorgio VALE o, addirittura, CAVALLINI, gli unici due con cui, nel 1979, mio fratello manteneva rapporti. Peraltro, tuttora mi è ignoto in quali circostanze mio fratello abbia fatto la conoscenza di Giorgio VALE”.

Sentito dalla Corte di Assise di Bologna nel giudizio di primo grado relativo alla strage del 2 agosto 1980, Cristiano FIORAVANTI non confermava quanto aveva precedentemente riferito sugli omicidi PECORELLI e MATTARELLA.

Successivamente, però, chiariva le ragioni del suo comportamento in Assise al P.M. di Bologna.

Ancora una volta, com’era già avvenuto davanti all’Assise di Roma nel procedimento per l’omicidio MANGIAMELI, non si era sentito – psicologicamente – di mantenere ferma l’accusa contro il fratello, isolandosi affettivamente dal resto della sua famiglia (e soprattutto dal padre, Mario), schierata al fianco di Valerio.

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