25.01.1983 – Dichiarazioni al G.I. di Palermo

AL G.I.DI PALERMO IL 25.1.1983 (Fot. 617333-617345 Vol. IX)

 “Effettivamente quando mi trovavo al carcere di Rovigo fui interrogato dal G.I. dott. GENNARO, al quale riferii circostanze a mia conoscenza intorno all’omicidio del giornalista Mino PECORELLI.

Parlai pure al giudice di un omicidio che, secondo una mia sensazione, mio fratello Valerio potè commettere a Palermo tra l’inizio ed il mese di marzo del 1980.

Preciso questa epoca perché io come punto di riferimento prendo la data del mio arresto che è avvenuto il 17.4.1980 (trattasi di una carcerazione che terminerà all’inizio di agosto 1980: N.D.R.).

Prima di tale data mio fratello fece frequenti viaggi in Sicilia assieme a Gilberto Cavallini. Egli si recava a Palermo, andando sempre in aereo, assieme a CAVALLINI prima del mio arresto. Dopo il mio arresto continuò a recarsi a Palermo in compagnia di MAMBRO Francesca, che era la sua ragazza. I viaggi con la MAMBRO furono più frequenti nel mese di agosto.

Il mese di agosto, mio fratello assieme alla MAMBRO, lo trascorse a Palermo, preciso a casa di MANGIAMELI, che so che è a Palermo ma non so se in qualche località vicino a Palermo. Preciso ancora che fino al 5/8 mio fratello era a Roma dove assieme al gruppo CAVALLINI consumò una rapina in una armeria.

Dopo il 5/8, assieme alla MAMBRO, così come ho detto, andò in casa di MANGIAMELI per preparare il piano di evasione di CONCUTELLI, ma più che altro per creare appoggi in Sicilia e per procurare mezzi finanziari rapinando una gioielleria.

Il periodo della mia detenzione va dal 17 aprile al 2 agosto. In quel periodo mio fratello Valerio agiva in clandestinità ma quando uscì dal carcere mi telefonò. Il giorno prima che partisse per la Sicilia ci incontrammo e parlammo oltre che della rapina all’armeria, dell’omicidio del Giudice AMATO e dell’assalto dinanzi al liceo Giulio Cesare, dove era morto l’agente EVANGELISTA e dove erano rimasti feriti due agenti. Mi chiese quali reazioni si erano avute nell’ambiente del carcere da parte dei camerati detenuti. Io gli dissi che era stato accolto bene addirittura con esultanza.

Dopo questo incontro, io con la mia ragazza partii per il mare, mio fratello a quanto ho saputo, dopo, partì per la Sicilia assieme alla MAMBRO.

A D.R. Mio fratello era nella clandestinità dal settembre-ottobre 1979 e cioè da circa un mese prima dell’arresto di CALORE per l’omicidio LEANDRI.

A D.R. Durante questa prima fase della clandestinità, con mio fratello mi vedevo molto di frequente perché ancora non era colpito da mandato di cattura. Non dormiva a casa, ma ci vedevamo molto frequentemente a seguito di telefonate nei luoghi che avevamo già stabilito quando ci incontravamo di persona.

A D.R. Il luogo nel quale ci vedevamo più spesso era un appartamento alla Magliana e presso un canile che io avevo realizzato sull’argine del Tevere che utilizzavamo per deposito armi.

A D.R. Dei suoi viaggi in Sicilia parlavamo assieme al CAVALLINI e, se non ricordo male, in quel periodo lui aveva con sé un documento di identità intestato a «Riccardo  CUCCO».

A D.R. Come ho detto al giudice GENNARO, io penso che mio fratello e CAVALLINI poterono consumare l’omicidio in danno di quella personalità palermitana molto importante che fu uccisa in presenza della moglie.

Ciò ho detto non perché avessi avuto confidenze di mio fratello o di CAVALLINI, ma perché avendo visto i giornali e avendo osservato l’identikit, mi sembrò di riconoscere sia mio fratello che CAVALLINI.

Sul piano delle considerazioni, ritenni e ritengo che essendo mio fratello ed il CAVALLINI a Palermo per preparare la fuga e per creare gli appoggi a CONCUTELLI, avranno potuto commettere l’omicidio per ottenere dei favori in cambio.

A D.R. Non vedo mio fratello dal 5.2.81, data del suo arresto. Io fui arrestato alcuni mesi dopo, esattamente 1’8.4.1981. Dai primi di settembre 1980 e fino al 5.2.1981, giorno in cui mio fratello fu arrestato, con lui vivevamo, nella clandestinità insieme; in tale periodo parlammo dell’omicidio MANGIAMELI e della rapina a Palermo di una gioielleria tra le migliori di Palermo, ma non parlammo di altro.

A D.R. Con mio fratello non si parlava mai di omicidi commessi; si parlava di rapine, si parlava di tutto ma mai di omicidi, a meno che non si fosse trattato di omicidi commessi dal nostro gruppo.

A D.R. Mio fratello utilizzava armi di tutti i tipi.

A D.R. Nel periodo che va dalla fine del 1979 alla data dell’arresto di mio fratello, nei nostri depositi avevamo armi di tutti i tipi. Pistole calibro 7,65 e di altri calibri, rivoltelle calibro 38, M. 12, fucili d’assalto, bombe a mano e financo bazooka.

A D.R. In aereo mio fratello non poteva andare armato, ma in Sicilia poteva rifornirsi di armi presso i camerati. Può darsi che qualche volta sia andato in Sicilia in macchina ed abbia portato con sé armi.

A D.R. A Palermo, sicuramente, mio fratello oltre che con MANGIAMELI aveva rapporti con altre persone, col fratello di CONCUTELLI, al quale telefonava spesso ed al quale avrebbe dovuto comunicare il giorno del trasferimento del fratello nel carcere di Taranto per effettuare l’assalto alla scorta e quindi la liberazione.

A D.R. Non so quali altre persone mio fratello contattò a conobbe a Palermo. Anche perché era stabilito tra noi, proprio per prassi   di non chiedere mai niente. Con riferimento alla permanenza di mio fratello in Sicilia, mi fece dei nomi ma io non chiesi nulla. Presumo che a Palermo mio fratello, oltre che con i camerati, avesse avuto rapporti con la malavita locale, ma è solo una mia supposizione. Su queste circostanze potrebbe dare indicazioni la moglie di MANGIAMELI, perché, a quanto io so, la si voleva eliminare dopo l’uccisione del marito perché era a conoscenza di molte cose. Una persona che mio fratello conosceva e che anche io  intravidi, è un certo VOLO. Io lo vidi a Porta Pia il giorno in cui assieme a mio fratello, Dario MARIANI, Francesca MAMBRO, la ragazza di mio fratello e Giorgio VALE prelevammo il MANGIAMELI. Il VOLO si trovava nella piazzetta assieme al MANGIAMELI. Il MARIANI ed io chiamammo il MANGIAMELI, preciso io ed il MARIANI con l’autovettura ci avvicinammo al VOLO ed al MANGIAMELI, mio fratello con la MAMBRO ed il VALE non si fecero vedere. Quando ci avvicinammo al MANGIAMELI, MARIANI scese dalla macchina e disse al MANGIAMELI: «c’è Valerio che ti deve parlare», MANGIAMELI salì in macchina e VOLO restò ad aspettare. Quanto ho detto alla S.V. l’ho già detto al Giudice GENNARO.

A D.R. Circa l’attività di mio fratello in Sicilia potrebbe fornire indicazioni importanti CAVALLINI, anzi lui sa tutto di mio fratello.

Però, a quanto ne so, sta in Sud America.

Notizie potrebbero essere fornite dalla moglie di MANGIAMELI; parlando di lei, mio fratello, era solito ripetere che era molto più pericolosa del marito.

A D.R. Mio fratello usava occhiali da vista rotondi di quelli che a Roma chiamiamo a «piotta», che sono con le intelaiature di metallo e con i vetri rotondi, a forma e delle dimensioni di una moneta da L. 100.

A D.R. Mio fratello, nell’inverno 1979-80, indossava spesso delle giacche a vento imbottite di piume d’oca, cosiddetti «piumini»; ricordo che in quell’epoca ne aveva uno di colore blu o celeste, che usava quando andava in moto.

Mio fratello è alto circa mt. 1,75, robusto, capelli castani.

CAVALLINI è piuttosto magro, scavato in faccia, stempiato, con i capelli neri, è più alto di qualche centimetro di mio fratello.

A D. PM. R. Non so se mio fratello avesse disponibilità di autovetture in Sicilia.

A D.R. Mio fratello aveva i capelli un po’ lunghi con la riga da una parte.

A D.R. Mio fratello nel dicembre ’79 – gennaio ’80 usava delle scarpe inglesi chiamate «clark» scamosciate di colore beige.

A D.R. Non ricordo se mio fratello o CAVALLINI avessero delle giacche a vento con strisce bianche su fondo blue scuro.

D.R. E’ possibile che mio fratello avesse a Palermo, oltre che con MANGIAMELI, contatti con politici di destra;  su questa circostanza potrebbe fornire elementi Walter SORDI, che è stato arrestato assieme a TOMASELLI. Potrebbe anche fornire notizie su CAVALLINI o su fatti o circostanze eventualmente conosciute dal predetto”.

Come si vede, in questa fase Cristiano FIORAVANTI non ha ancora deciso di rivelare tutto ciò che sa; ma fornisce al Giudice importantissimi elementi suscettibili di riscontro (i viaggi in Sicilia di Valerio; i falsi documenti da lui talora adoperati e intestati a “Riccardo CUCCO”; i contatti con Francesco MANGIAMELI; la possibilità di uno “scambio di favori” con la mafia), e indica, altresì, persone che utilmente potrebbero essere sentite sulla vicenda (Rosaria AMICO, moglie di Francesco MANGIAMELI; Alberto VOLO; Gilberto CAVALLINI; Walter SORDI).

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