28.10.1982 – Dichiarazioni al G.I. di Roma

AL G. I. DI ROMA IL 28.10.1982 (Fot. 616682 segg., Vol. VII)

“… prendo atto che in base alle dichiarazioni rese da Walter SORDI, a commettere l’omicidio di Mino PECORELLI sarebbe stato mio fratello Valerio su commissione di GELLI.

In proposito posso dire che non mi risulta nulla, ma posso rappresentare all’Ufficio quella che fu la mia istintiva sensazione una volta appresa dai giornali la notizia di quel delitto.

Per il tipo di arma usata, che fu una 7.65 silenziata e per il fatto che all’epoca erano da noi presi di mira giornalisti e singole redazioni, ebbi la convinzione che ho tuttora che ad uccidere PECORELLI fosse stato Valerio…

Ciò che mi mandò istintivamente alla persona di mio fratello come possibile autore del fatto fu la zona dove il delitto fu compiuto, il modo di operare, l’arma usata ed il genere dei dettagli che mi fecero intravedere qualcosa di molto familiare…

Un altro episodio delittuoso che, senza averne le prove, istintivamente ricollego a mio fratello Valerio è stato l’omicidio di un personaggio siciliano, non so dire se un uomo politico o un magistrato, che venne ucciso in una piazza o in una strada di Palermo in presenza della moglie.

Si era nel luglio 1980 e Valerio era in Sicilia ospite di MANGIAMELI e all’epoca progettava l’evasione di CONCUTELLI ed una rapina in una mega gioielleria di Palermo.

Nel vedere gli identikit convenni, assieme a mio padre, che sembravano somigliare moltissimo sia a Valerio che a Gigi” (CAVALLINI: N.D.R.).

Già in questa prima dichiarazione, Cristiano indica all’Autorità Giudiziaria alcuni importanti spunti di indagine:

1)    il collegamento logico con un altro crimine assai oscuro, non rientrante nella logica “politica” dell’eversione di destra (l’omicidio del giornalista PECORELLI);

2)    la connessione tra l’uccisione del “personaggio” siciliano e il progetto di evasione dal carcere di Palermo di Pierluigi CONCUTELLI;

3)    la indicazione dell’altro esecutore materiale dell’omicidio (Gilberto CAVALLINI).

Gli elementi di indagine offerti all’Autorità giudiziaria divengono più numerosi e concreti nelle successive dichiarazioni rese al G.I. di Palermo.

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