Gli inquirenti non possono scoprire ogni responsabilità: alcuni delitti sono perfetti. Ma è ridicolo accusare i servizi segreti deviati o la P2. I servizi non sono stati riformati? La P2 non è stato sciolta d’autorità?
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L'Italia è una repubblica fondata sulla menzogna?
Gli inquirenti non possono scoprire ogni responsabilità: alcuni delitti sono perfetti. Ma è ridicolo accusare i servizi segreti deviati o la P2. I servizi non sono stati riformati? La P2 non è stato sciolta d’autorità?
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Nel suo drammatico “iter” di ravvedimento, Cristiano Fioravanti spiegò a Giovanni Falcone, nell’arco di oltre otto anni, le motivazioni e lo svolgimento dell’azione criminosa di cui fu vittima Piersanti Mattarella nel 1980.
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Giovanni Falcone riteneva che il delitto Mattarella trascendesse le finalità e gli interessi tipici della criminalità mafiosa, ed era fermamente convinto di avere individuato gli esecutori materiali.
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Le dichiarazione di Angelo Izzo, ergastolano pluriomicida, protagonista del famigerato “massacro del Circeo” costato la vita alla diciannovenne Rosaria Lopez, accusò Valerio Fioravanti di essere l’assassino di Piersanti Mattarella, fornendo però una descrizione del delitto e del killer che collimava con la scena dell’uccisione di Mino Pecorelli in via Tacito a Roma. Era il modo di accusare obliquamente il leader romano dei NAR oppure di lanciare un messaggio collegando i due delitti?
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Piersanti Mattarella è stato ucciso il 6 gennaio del 1980, a circa un mese dal XIV congresso della DC. In quel momento è in carica il governo, primo governo Cossiga che è infarcito di uomini della P2. Il segretario della DC di allora Zaccagnini aveva in mente di portare al congresso, di riproporre l’idea di un governo di solidarietà nazionale.
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Giovanni Falcone non doveva morire per il puntiglio di un boss o lo zelo sanguinario o la vendetta di Cosa Nostra, quanto perché la sua esistenza in vita avrebbe impresso una diversa direzione ai processi in corso e, in primis, a quello per i delitti politici.
Proprio sul delitto Mattarella si era espresso il gran maestro della Loggia P2 Licio Gelli che, nell’agosto del 1989 , in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, esortava a lasciar perdere la pista neofascista alludendo a un delitto perfetto.