O è mafia o è terrorismo.
O mafia camuffata da terrorismo o terrorismo che, inevitabilmente e confortevolmente, ci si ostina a vedere come mafia.
L'Italia è una repubblica fondata sulla menzogna?
O è mafia o è terrorismo.
O mafia camuffata da terrorismo o terrorismo che, inevitabilmente e confortevolmente, ci si ostina a vedere come mafia.
Omelia di S.E. il Cardinale Salvatore Pappalardo in occasione della Messa esequiale per Piersanti Mattarella celebrata nella Cattedrale di Palermo l’8 gennaio 1980 alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini
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Gli inquirenti non possono scoprire ogni responsabilità: alcuni delitti sono perfetti. Ma è ridicolo accusare i servizi segreti deviati o la P2. I servizi non sono stati riformati? La P2 non è stato sciolta d’autorità?
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Giuseppe Marrazzo intervista Leonardo Sciascia alla Camera dei Deputati, per il Tg2 RAI, pochi giorni dopo l’uccisione del Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, sui rapporti tra i due uomini politici e sulla possibile “saldatura” tra i due maggiori partiti politici, DC e PCI.
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Nel suo drammatico “iter” di ravvedimento, Cristiano Fioravanti spiegò a Giovanni Falcone, nell’arco di oltre otto anni, le motivazioni e lo svolgimento dell’azione criminosa di cui fu vittima Piersanti Mattarella nel 1980.
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Giovanni Falcone riteneva che il delitto Mattarella trascendesse le finalità e gli interessi tipici della criminalità mafiosa, ed era fermamente convinto di avere individuato gli esecutori materiali.
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Sono trascorsi quarantuno anni dall’uccisione a Palermo di Piersanti Mattarella, lunghissimo periodo che non è bastato a sopire, tranquillizzare, affievolire memorie, soprattutto in Sicilia, terra in cui il ricordo di quella terribile Epifania del 1980 è ancora vivo, ferita aperta nella coscienza dei siciliani che nutrivano speranza di cambiamento.
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Le dichiarazione di Angelo Izzo, ergastolano pluriomicida, protagonista del famigerato “massacro del Circeo” costato la vita alla diciannovenne Rosaria Lopez, accusò Valerio Fioravanti di essere l’assassino di Piersanti Mattarella, fornendo però una descrizione del delitto e del killer che collimava con la scena dell’uccisione di Mino Pecorelli in via Tacito a Roma. Era il modo di accusare obliquamente il leader romano dei NAR oppure di lanciare un messaggio collegando i due delitti?
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La verità processuale è uno dei compiti essenziali di uno Stato di Diritto ed è quello che la Magistratura è tenuta ad offrire al popolo italiano, nel cui nome amministra giustizia.
Esiste un diritto all’accertamento dei fatti che non si ricollega alle sole vittime ma che appartiene alla intera collettività.
Piersanti Mattarella è stato ucciso il 6 gennaio del 1980, a circa un mese dal XIV congresso della DC. In quel momento è in carica il governo, primo governo Cossiga che è infarcito di uomini della P2. Il segretario della DC di allora Zaccagnini aveva in mente di portare al congresso, di riproporre l’idea di un governo di solidarietà nazionale.
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Giovanni Falcone non doveva morire per il puntiglio di un boss o lo zelo sanguinario o la vendetta di Cosa Nostra, quanto perché la sua esistenza in vita avrebbe impresso una diversa direzione ai processi in corso e, in primis, a quello per i delitti politici.
Proprio sul delitto Mattarella si era espresso il gran maestro della Loggia P2 Licio Gelli che, nell’agosto del 1989 , in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, esortava a lasciar perdere la pista neofascista alludendo a un delitto perfetto.
Sarebbe opportuno che Fioravanti chiarisse questo e altri punti che, fermo restando il ne bis in idem, potrebbero far luce sulle peculiari dinamiche di quell’efferato delitto.
I meriti di Fioravanti nel suo percorso di reinserimento sociale non potranno mai prescindere da una verace e non manipolativa collaborazione con la giustizia. E mi auguro per lui, per la Verità tutta e, se mi permettete, per i familiari delle vittime che questo avvenga a tutto tondo.
Mattarella, uomo onesto e coraggioso, potrebbe esser stato ucciso per chiudere un ciclo politico malvisto Oltreoceano e osteggiato in Italia da numerosi poteri forti.
Cosa Nostra è sempre stata un’agenzia criminale al servizio del potere: al pari di altre, al pari di numerose organizzazioni terroristiche, sempre infiltrate. 36 anni di depistaggi meritano una reazione, o meglio: un’azione giudiziaria degna di un Paese libero, nel nome e nello spirito di Giovanni Falcone.
Gabriella Smith, Roma, 16 novembre 1980. Siamo a Montecitorio, nel «Palazzo»; il Transatlantico è quasi deserto. La luce grigiastra che entra dalle ampie vetrate anticipa l’inverno. Siamo seduti di fronte a Leonardo Sciascia, una delle personalità più originali e acute nel panorama della letteratura italiana con i suoi romanzi sempre problematici che stimolano il lettore ad approfondire e scavare, al di là delle parole, l’essenza dei temi proposti.
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