“Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica rappresenta un momento fondamentale di unità nazionale, di dialogo tra generazioni, di impulso per la costruzione del nostro futuro. Da esso scaturiscono lezioni che mantengono una fortissima attualità, come quella, espressa nel 2019, di provare a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto; o quella del 2025, sul significato dell’idea di Patria e sulla Liberazione, con una conclusione che ha messo in evidenza il senso più autentico del Giubileo della speranza: “La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte”. Il messaggio di quest’anno ha impresso nella coscienza collettiva un “album di famiglia” della storia della nostra Repubblica, un “film della memoria” che comprende il commosso ricordo di due persone che oggi rappresentano il volto, l’identità più autentica, del nostro Paese agli occhi dell’intera comunità nazionale e internazionale: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino“. Così, in una intervista all’Adnkronos, il giudice Antonio Balsamo, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione e proposto all’unanimità dalla Quinta Commissione del Csm come prossimo Presidente della Corte d’Appello di Palermo.
“Le parole dedicate da Sergio Mattarella a questi due grandi eroi civili – divenuti simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia, e protagonisti anche dopo il loro assassinio, perché “il loro esempio continua a ispirare – non soltanto in Italia – le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità” – hanno toccato corde profonde dell’animo di tutti gli italiani- dice Balsamo, che è stato giudice a latere del processo Borsellino quater – A cominciare da quelli più duramente colpiti dalle drammatiche vicende vissute dal nostro Paese tra gli anni ’80 e gli anni ’90, in quella fase del terrorismo mafioso che continua a costituire oggetto di alcune delle più impegnate e importanti indagini portate avanti oggi dalla magistratura”.
“E’ significativo che, nelle parole dei familiari delle vittime della strategia del terrorismo mafioso, alla gratitudine verso il Presidente della Repubblica si accompagni una richiesta coraggiosa e incessante di verità e di giustizia. Una richiesta che in realtà riguarda tutti noi. Una richiesta della quale ciascuno di noi deve farsi portatore, in prima persona- prosegue Balsamo -Come ha sottolineato la Corte di Cassazione nell’anno appena conclusosi, “la verità processuale – in rapporto alla commissione di reati di enorme gravità e che non tollerano prescrizione – è uno dei compiti essenziali di uno Stato di Diritto ed è quello che la Magistratura è tenuta ad offrire al popolo italiano, nel cui nome amministra giustizia”, perché “esiste un diritto all’accertamento dei fatti – in casi di crimini di particolare gravità- che non si ricollega alle sole vittime ma che appartiene alla intera collettività”.
Sono numerose le decisioni con cui la Corte europea ha posto in risalto importanza del diritto
“In questo modo, la giustizia italiana si è impegnata per dare attuazione a quel “diritto alla verità” (“the right to the truth”) che ha ricevuto un forte riconoscimento nel contesto europeo ed internazionale”, prosegue il giudice Balsamo. “Sono ormai numerose le decisioni con le quali la Corte europea dei diritti dell’uomo ha posto in risalto l’importanza del diritto – spettante non solo alle vittime delle più gravi violazioni dei diritti umani e ai loro familiari, ma anche alle altre vittime di crimini simili e all’intera collettività – di conoscere la verità sulle circostanze in cui si sono verificati eventi che comportano una massiva violazione di diritti fondamentali come quello alla vita, che implicano il diritto ad un’effettiva indagine giudiziaria, oltre al diritto a un pieno risarcimento. Ed è questa la prospettiva sviluppata anche dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 2023 relativa al caso Regeni”.
“Si tratta di una linea di tendenza che va molto oltre i confini europei. All’interno del sistema giuridico delle Nazioni Unite, nel quadro dell’impegno volto a combattere l’impunità per le più gravi violazioni dei diritti umani e garantire un adeguato risarcimento per le vittime di esse, si è registrata una progressiva affermazione del diritto autonomo, inalienabile e inderogabile a conoscere la verità piena e completa sugli eventi accaduti, sulle persone che vi hanno partecipato, sulle relative motivazioni. Si tratta di un diritto indissolubilmente legato all’obbligo dello Stato di proteggere i diritti umani, conducendo indagini efficaci e assicurando rimedi effettivi alle vittime- aggiunge Antonio Balsamo – E’ stata altresì sottolineata la dimensione sociale di tale diritto, evidenziando che “la società ha il diritto di conoscere la verità su fatti passati riguardanti la perpetrazione di crimini efferati, come pure le circostanze e i motivi per cui sono stati commessi crimini aberranti, affinché tali eventi non si ripetano in futuro””.
“Nel contesto internazionale, quindi, l’affermazione del “diritto alla verità” va di pari passo con la volontà di costruire un futuro libero dagli orrori del passato, con l’attivo coinvolgimento dell’intera collettività- spiega ancora il magistrato – L’impegno, e la credibilità, delle nostre istituzioni nell’affermazione di questo diritto trovano la loro radice profonda negli ideali nati in una precisa stagione della nostra Storia: quella in cui – proprio nel momento in cui si assisteva alla massima espansione della potenza mafiosa nel contesto della criminalità organizzata transnazionale, con tutti i riflessi che ne derivavano sul piano economico e politico – si è avviata, in Sicilia, una moderna strategia di sviluppo economico, sociale e civile alimentata da incisive riforme, da una politica ricca di idee e cultura, e dalla massima trasparenza dell’azione dello Stato. Sono gli ideali espressi da Piersanti Mattarella, il Presidente della Regione Siciliana che con il suo costante richiamo all’ «impegno di avere le carte in regola» aveva cambiato in profondità la considerazione delle nostre istituzioni nel contesto nazionale ed internazionale, costruendo un forte rapporto di fiducia con le maggiori autorità italiane ed europee. Sono gli ideali che gli autori del suo omicidio hanno cercato di spezzare il 6 gennaio 1980, senza riuscirci. Sono gli stessi ideali che vivono oggi nelle più alte istituzioni dello Stato, e vengono espressi nel modo più efficace dalle forti parole dette il 2 agosto 2023 dal Presidente della Repubblica: “La ricerca della verità completa è un dovere che non si estingue, a prescindere dal tempo trascorso. E’ in gioco la credibilità delle istituzioni democratiche”.
Se Italia decidesse di celebrare la Giornata internazionale luogo giusto sarebbe Palermo
“Ogni anno, il 24 marzo, si celebra presso l’ONU la Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime. La data corrisponde all’anniversario dell’uccisione di Óscar Romero, l’Arcivescovo di San Salvador assassinato da un sicario degli “squadroni della morte” mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale, il 24 marzo 1980- sottolinea ancora Antonio Balsamo – Se l’Italia decidesse di celebrare collettivamente la Giornata internazionale per il diritto alla verità, il luogo giusto per farlo sarebbe sicuramente Palermo. Una città dove per lunghi anni hanno operato veri e propri “squadroni della morte”, e dove sono stati assassinati alcuni dei migliori rappresentanti del mondo giudiziario, politico e sociale del nostro Paese. Ma anche una città che, nel reagire al momento più buio, segnato dalle stragi del 1992, ha intrapreso con coraggio la strada del riscatto e cerca incessantemente di far luce sulla propria storia, per costruire un futuro diverso”.
“Oggi, nel nostro Paese, grazie all’impulso coraggioso e appassionato dato dei familiari delle vittime che hanno saputo trasformare il dolore in speranza, è possibile sperimentare concretamente che “la verità è opera del tempo”, come spiegavano nelle loro opere grandi filosofi e artisti del passato, da Bacone a Bernini. Il tempo – che in tanti casi porta con sé l’oblio – negli ultimi anni sta aprendo la strada ad una conoscenza sempre più completa di una serie di vicende che hanno segnato in modo indelebile la vita collettiva e le esistenze individuali di ciascuno di noi. Su questo versante, il lavoro che oggi è in corso in Italia può divenire un punto di riferimento per l’intera comunità internazionale, nella consapevolezza che la verità rende liberi”. (di Elvira Terranova)