UN DELITTO IRRISOLTO

di Davide Camarrone (da Facebook)

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Palermo, 6 gennaio 2021


C’è un delitto ancora irrisolto. Quello del Presidente della Regione Piersanti Mattarella, avvenuto esattamente 41 anni fa: il 6 gennaio del 1980, in via Libertà, a Palermo. Irma Mattarella Chiazzese – vedova del leader moroteo in Sicilia – riconobbe immediatamente nel volto di Giusva Fioravanti quello dell’assassino del marito, leader in pectore della sinistra DC, erede riconosciuto di Aldo Moro. Indagando sui delitti politici (Reina, Mattarella, La Torre e Di Salvo), Giovanni Falcone sostenne la colpevolezza di Fioravanti per quel che riguardava Mattarella. Poi le cose presero un’altra strada. Falcone lasciò la Procura e accettò un incarico governativo e sottoscrisse gli atti per senso dello Stato.

Omicidio Mattarella
La moglie Irma e la figlia Maria estraggono il corpo di Piersanti Mattarella, ferito a morte dal killer ragazzino “dagli occhi di ghiaccio”. All’esterno dell’automobile, in ginocchio, Sergio Mattarella che, accorso al rumore degli spari, sorregge il fratello.

Nel 1995, la Corte d’Assise, nonostante le testimonianze a carico – di Irma Mattarella Chiazzese, di Cristiano Fioravanti, del neofascista Angelo Izzo e tanto altro -, per quegli omicidi fu chiamata a giudicare la sola Cupola di Cosa Nostra: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Fioravanti era un terrorista dei Nar (un gruppo neofascista), riconosciuto colpevole della strage di Bologna e di numerosi altri delitti: tra gli altri, quello di Francesco Mangiameli, altro neofascista, dirigente di Terza Posizione a Palermo, avvenuto pochi mesi dopo il delitto Mattarella, il 9 settembre del 1980.

Ecco cosa dichiarò al riguardo, il 26 marzo 1986, Cristiano Fioravanti, anch’egli terrorista dei Nar, autoaccusatosi del delitto Mangiameli insieme al fratello Giusva: “Fu poi compiuto l’omicidio del Mangiameli e come ho detto, sua moglie non venne all’appuntamento. Il giorno dopo rividi Valerio e lui era fermo nel suo proposito di andare in Sicilia per eliminare la moglie e la bambina di Mangiameli, e diceva che bisognava agire in fretta prima che venisse scoperto il cadavere di Mangiameli e la donna potesse fuggire. Io non riuscivo a capire questa insistenza nell’agire contro la moglie e la figlia di Mangiameli, una volta che questo era stato ormai ucciso e allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi dal (rectius: al) Mangiameli e relativi, sempre, all’evasione di Concutelli oltre ad appoggi di tipo logistico in Sicilia. Poi l’azione contro le due donne non avvenne in quanto il cadavere di Mangiameli fu poco dopo ritrovato“.

Report ha appena mandato in onda un’inchiesta estremamente importante e documentata sulle relazioni inconfessabili di Cosa Nostra, a proposito delle stragi del ‘92 e del ‘93 e dei rapporti con il neofascismo e pezzi dello Stato.

Quattro anni fa, l’avvocato di parte civile della famiglia Mattarella, Francesco Crescimanno, su Repubblica tornò a parlare di Fioravanti e dunque della pista neofascista. Parlò di depistaggi e di “un coacervo di interessi, fra mafia e ambienti della destra eversiva“. Ma qual era il possibile movente di quell’omicidio politico, e non meramente mafioso? Qual era il contesto? Quali, le ragioni possibili?

Ci sono due date importanti, che aiutano a riflettere. Il rapimento di Aldo Moro, da parte delle BR, nel giorno del primo dibattito sulla fiducia al governo Andreotti quater: 16 marzo 1978. Il 15 febbraio 1980, data d’inizio del XIV congresso DC, che porterà al c.d. “preambolo”, il documento proposto da Arnaldo Forlani che sancirà la fine del compromesso storico con il PCI e a marzo di quell’anno porterà al governo Francesco Cossiga, del quale sono note le frequentazioni massoniche e la fedeltà atlantista.

Di Andreotti, occorre solo ricordare ciò che di lui scrisse Moro dalle carceri “brigatiste” e il riconoscimento processuale dei suoi rapporti con Cosa Nostra (reato dichiarato prescritto in un processo).E sarebbe opportuno pure riflettere sulla presenza neofascista in Sicilia, su Gladio e Stay Behind (e i no ai missili Nato e alla Sicilia portaerei furono probabilmente le vere ragioni dell’assassinio di Pio La Torre).

Sarebbe interessante una nuova lettura di tanti omicidi e tante stragi: dalla morte di Giovanni Spampinato, il giornalista de L’Ora ucciso a Ragusa nel 1972, alla strage di Alcamo Marina nel 1976, sono innumerevoli le tracce della presenza neofascista e della sua penetrazione nei corpi dello Stato. E in anni più recenti, altri omicidi ricondurranno a Gladio e Stay Behind, vero filo rosso di questo dopoguerra.

Del Caso Moro si è scritto oramai più che del Caso Dreyfuss, e Sciascia, autore dell’Affaire Moro, individuò nella rapida individuazione di una pista mafiosa una “confortevole ipotesi”.

Quella confortevole ipotesi
Quella confortevole ipotesi

Il 7 gennaio del 1980, il Corriere della Sera pubblicò una dichiarazione rilasciata poche ore dopo l’omicidio dallo scrittore siciliano: “Io sono stato tra i pochissimi a credere che Michele Reina, segretario provinciale della DC, fosse stato assassinato dai terroristi. Terroristi magari “sui generis”, come qui ogni cosa; ma terroristi. Può darsi abbia allora sbagliato, ma non credo fossero assolutamente nel giusto coloro che invece erano sicuri che Reina fosse stato ucciso dalla Mafia. Oggi, di fronte all’assassinio del presidente della Regione, Mattarella, quella mia ipotesi, che quasi mi ero convinto ad abbandonare, mi pare torni ad essere valida. Non mi pare insomma di trovarmi di fronte ad un delitto di Mafia, anche se nessun dato di fatto possa in questo momento appoggiare la mia impressione. Non sono, d’altra parte, d’accordo con coloro che lo vedono come un delitto terroristico a partecipazione mafiosa. O è mafia, o è terrorismo. O mafia camuffata da terrorismo o terrorismo che, inevitabilmente o confortevolmente, ci si ostina a vedere come mafia”.

Era tutto lì. Sciascia aveva subito visto giusto (come accadde con il caso Moro e con la celebre polemica sui professionisti dell’antimafia). Mattarella, uomo onesto e coraggioso, fu ucciso, nel rispetto dell’intuizione sciasciana, per ragion politica: a mio parere, per chiudere un ciclo politico malvisto Oltreoceano (ricordate il duro confronto tra Kissinger e Moro?) e osteggiato in Italia da numerosi poteri forti. Cosa Nostra è sempre stata un’agenzia criminale al servizio del potere: al pari di altre, al pari di numerose organizzazioni terroristiche, sempre infiltrate.

La tesi accusatoria di Giovanni Falcone meriterebbe di esser ripercorsa: 41 anni di depistaggi, complicità e viltà, meritano una reazione, o meglio: un’azione giudiziaria degna di un Paese libero.